Il cammino tra Bologna e Firenze in sintesi
- Lunghezza: circa 123-130 km, secondo la variante e il punto esatto di arrivo.
- Durata consigliata: da 5 a 7 giorni a piedi.
- Difficoltà: media, con salite, discese e alcuni tratti su fondo irregolare.
- Punti notevoli: Monte Adone, la Flaminia Militare, il Passo della Futa, il Mugello e Fiesole.
- Periodo ideale: primavera e autunno, evitando le giornate più calde dell’estate.
Da Bologna a Firenze lungo l’Appennino
Il percorso parte simbolicamente da piazza Maggiore a Bologna e arriva a Fiesole, con possibilità di proseguire fino al centro di Firenze. L’itinerario attraversa l’Appennino Tosco-Emiliano seguendo sentieri CAI, strade bianche, tratti asfaltati e porzioni di antichi tracciati storici.Il nome richiama alcuni toponimi montani legati alla mitologia, tra cui Monte Adone, Monte Venere e Monte Giunone. Il cammino riprende inoltre tratti attribuiti alla cosiddetta Flaminia Militare, antica via di collegamento tra l’area bolognese e quella fiesolana. Non è però un museo all’aperto: il suo fascino nasce proprio dall’alternanza tra storia, natura e vita quotidiana dei piccoli centri.
La difficoltà ufficiale è generalmente indicata come media. Io la considero una valutazione corretta per chi cammina con una certa regolarità, mentre un principiante assoluto dovrebbe distribuire il tragitto in 6 o 7 giorni e non comprimere le tappe per semplice ambizione.

Le tappe più pratiche per organizzare il trekking
Non esiste una suddivisione obbligatoria. Il tracciato ufficiale propone una sequenza in sei tappe, mentre alcune guide lo concentrano in cinque giornate. La scelta migliore dipende dalla preparazione, dalla disponibilità di alloggi e dal desiderio di fermarsi nei borghi lungo il percorso.
| Tappa | Percorso indicativo | Cosa aspettarsi |
|---|---|---|
| 1 | Bologna - Sasso Marconi - Badolo | Avvio urbano e prime salite verso i colli bolognesi. |
| 2 | Badolo - Monzuno - Madonna dei Fornelli | Tappa più lunga, con boschi, crinali e dislivelli continui. |
| 3 | Madonna dei Fornelli - Passo della Futa | Tratti della Flaminia Militare e ambiente appenninico. |
| 4 | Passo della Futa - Sant’Agata - San Piero a Sieve | Discesa impegnativa e passaggio dal Mugello. |
| 5 | San Piero a Sieve - Tagliaferro - Bivigliano | Panorami rurali, ville storiche e salita verso Monte Senario. |
| 6 | Bivigliano o Vetta le Croci - Fiesole - Firenze | Ultima giornata panoramica, con arrivo a Fiesole e collegamento per Firenze. |
Le giornate possono variare da circa 17 a oltre 30 chilometri. La tappa finale da San Piero a Sieve a Firenze, se affrontata senza spezzarla, può diventare particolarmente lunga. Per questo preferisco consigliare una notte supplementare a Bivigliano o nei dintorni di Vetta le Croci.
Fiesole è il punto conclusivo più naturale del trekking. Da qui si può raggiungere Firenze con un autobus oppure proseguire a piedi seguendo una variante segnalata. In questo modo si evita di aggiungere molti chilometri su strade urbane quando le gambe sono già stanche.
Quando partire e quanto è impegnativo
Il periodo più equilibrato va da aprile a giugno e da settembre a ottobre. In primavera il paesaggio è luminoso, ma il terreno può essere fangoso dopo le piogge; in autunno i colori sono splendidi, anche se le giornate si accorciano rapidamente.
L’estate è praticabile, ma richiede partenze all’alba e una gestione attenta dell’acqua. Alcuni tratti sono esposti al sole e non tutti i punti di ristoro restano aperti con orari regolari. Nei fine settimana e nei periodi festivi, inoltre, gli alloggi più piccoli possono riempirsi in anticipo.
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Il dislivello conta più dei chilometri
Guardare soltanto la distanza porta spesso a una valutazione sbagliata. Una giornata di 20 chilometri con molte salite può stancare più di una tappa lunga ma prevalentemente pianeggiante, soprattutto quando lo zaino è pesante o il fondo è scivoloso.
Il tratto tra Monte di Fò e San Piero a Sieve presenta discese che mettono alla prova ginocchia e caviglie. La zona dell’Osteria Bruciata e il crinale del Monte Gazzaro meritano particolare attenzione dopo la pioggia, quando il terreno può diventare viscido.
Attrezzatura, acqua e sicurezza sul sentiero
Per questo trekking non serve un equipaggiamento da alta montagna, ma alcune scelte fanno davvero la differenza. Io partirei con scarpe da trekking già rodate, suola con buona aderenza e calze tecniche, evitando di usare per la prima volta scarponi nuovi proprio durante il cammino.
- Zaino da 30-40 litri, con copertura antipioggia.
- Scarpe da trekking con suola scolpita.
- Borracce o sacca idrica per almeno 1,5-2 litri a persona.
- Giacca impermeabile, strato caldo e cambio asciutto.
- Bastoncini, utili soprattutto nelle discese.
- Power bank, torcia frontale e piccolo kit di pronto soccorso.
- Traccia GPX scaricata offline e mappa cartacea come riserva.
La segnaletica CAI è presente, ma non va considerata una garanzia assoluta. Incroci, varianti locali e tratti su strade secondarie possono confondere, quindi consiglio di controllare la traccia prima di partire e non soltanto quando ci si accorge di aver perso il sentiero.
L’acqua va pianificata tappa per tappa. Fontane, bar e strutture possono avere orari stagionali, mentre nei tratti boschivi più lunghi non è prudente contare su una fonte incontrata casualmente. In caso di maltempo intenso, è più saggio rinunciare a una tappa che trasformare un’escursione in un problema di sicurezza.
Dove dormire e come vivere il territorio
Lungo il cammino si trovano ostelli, bed and breakfast, campeggi, agriturismi e strutture familiari. Prenotare con anticipo è importante soprattutto nei mesi primaverili, nei weekend e durante i ponti, perché in molti borghi l’offerta ricettiva è limitata.
Un agriturismo può essere una scelta particolarmente interessante per chi non vuole soltanto un letto. Dopo una giornata di trekking, una cena con prodotti locali, un ambiente tranquillo e la possibilità di acquistare specialità del territorio aggiungono valore all’esperienza.
Prima di confermare una struttura controllerei sempre quattro aspetti:
- distanza reale dal tracciato e possibilità di trasferimento;
- presenza di cena o di un ristorante raggiungibile a piedi;
- servizio di trasporto bagagli, se necessario;
- orario del check-in e disponibilità per eventuali arrivi tardivi.
Il percorso attraversa luoghi che meritano una pausa, non solo una fotografia. A Monzuno e Madonna dei Fornelli si percepisce il carattere dell’Appennino bolognese; nel Mugello emergono ville, pievi e coltivazioni; a San Piero a Sieve il paesaggio rurale dialoga con la storia medicea. Per me è proprio questa dimensione locale a distinguere il trekking da una semplice lunga escursione.
Credenziale, orientamento e organizzazione pratica
La credenziale ufficiale non è un documento religioso, ma un piccolo passaporto del camminatore. Si raccolgono i timbri nelle strutture accreditate e, con almeno 5 timbri per il percorso a piedi, si può ritirare il riconoscimento previsto all’arrivo.
La credenziale è anche un modo semplice per sostenere l’economia dei luoghi attraversati. Non la considererei indispensabile per orientarsi, ma è utile per entrare nel ritmo del cammino e avere accesso a eventuali convenzioni o servizi dedicati.
Per organizzare il viaggio suggerisco questo ordine:
- scegliere il numero di giorni in base alla propria forma fisica;
- verificare le strutture disponibili in ogni località;
- scaricare traccia GPX e informazioni aggiornate;
- prenotare gli alloggi prima di acquistare eventuali trasferimenti;
- controllare previsioni meteo e condizioni del sentiero il giorno precedente.
Il sito ufficiale del cammino mette a disposizione anche l’app Walk+, che integra traccia, punti di interesse, strutture e indicazioni utili. La userei come supporto, non come sostituto del buon senso: batteria scarica, assenza di rete o una deviazione temporanea possono rendere utile avere una seconda soluzione.
Il modo migliore per arrivare fino a Firenze
Chi vuole assaporare il viaggio dovrebbe scegliere 6 o 7 giorni, lasciando spazio a soste e imprevisti. Cinque giorni sono possibili per escursionisti allenati, ma alcune tappe diventano lunghe e lasciano poco tempo per visitare borghi, musei o aziende agricole.Non serve portare tutto da casa. Ridurre lo zaino, mangiare nei paesi e affidarsi alle strutture locali rende il cammino più leggero e crea un rapporto più autentico con il territorio. Il compromesso è una maggiore dipendenza dagli orari di apertura, che vanno verificati prima della partenza.
La mia regola finale è semplice: programmare con precisione le notti, ma lasciare un po’ di elasticità alle giornate. Il valore di questo itinerario non sta nel percorrerlo di corsa, bensì nel tempo concesso ai boschi, ai crinali e alle comunità dell’Appennino.