La risposta breve sulla difficoltà della Via degli Dei
- Livello generale: difficoltà escursionistica, da media a impegnativa in alcune tappe.
- Distanza: circa 130 km da Bologna a Firenze.
- Durata consigliata: 5-7 giorni, in base all’allenamento e alle soste.
- Fatica principale: tappe spesso superiori ai 20 km, con salite e discese ripetute.
- Tratto più duro: la tappa tra Badolo e Madonna dei Fornelli, soprattutto se affrontata in una sola giornata.
- Per principianti: possibile, ma solo con preparazione progressiva e uno zaino ben organizzato.
Quanto è difficile davvero il cammino tra Bologna e Firenze
Io considero la Via degli Dei un percorso di difficoltà media, adatto a chi ha già una minima abitudine alle camminate in collina o in montagna. Non ci sono passaggi di arrampicata e, in condizioni normali, il sentiero non richiede competenze alpinistiche. La difficoltà cresce però con la distanza giornaliera e con il peso dello zaino.
Il sito ufficiale della Via degli Dei indica una durata variabile tra 5 e 7 giorni. La differenza è sostanziale: in 5 giorni si cammina spesso per 25-30 km al giorno, mentre in 6 o 7 giorni il ritmo scende più facilmente a 18-23 km, lasciando più spazio per riposare e visitare borghi e luoghi storici.
Il terreno alterna sentieri nel bosco, sterrati, asfalto secondario e tratti sassosi. Dopo la pioggia il fango può rallentare molto l’andatura, mentre nelle discese il problema principale diventa la stabilità delle caviglie. Per questo non definirei il percorso “facile” solo perché è molto frequentato.
Dove si concentra la fatica lungo la Via degli Dei
La partenza da Bologna e il Monte Adone
La prima parte può trarre in inganno. Si parte dalla città, ma in breve tempo si affrontano le prime salite verso l’Appennino e il Contrafforte Pliocenico. Il Monte Adone offre uno dei passaggi più scenografici, ma anche una salita che si fa sentire soprattutto quando viene affrontata nel pomeriggio, con molti chilometri già nelle gambe.
La tappa lunga verso Madonna dei Fornelli
Il tratto tra Badolo e Madonna dei Fornelli è spesso il più impegnativo per una ragione molto concreta: può arrivare a circa 28-30 km, con salite e discese ripetute. Anche chi è abituato ai dislivelli può accusare la lunghezza, soprattutto se porta tutto il materiale sulle spalle.
A mio avviso, è la tappa che conviene dividere per prima quando si organizza un itinerario di 6 o 7 giorni. Ridurre la distanza permette di godersi Monzuno, i boschi e i panorami senza arrivare alla sera completamente svuotati.
Il tratto della Flaminia Militare e il Passo della Futa
Tra Madonna dei Fornelli e il Passo della Futa il cammino attraversa zone boscose e alcuni tratti dell’antica strada romana. La difficoltà tecnica resta contenuta, ma il fondo può essere irregolare e scivoloso. Il Passo della Futa rappresenta anche un passaggio simbolico, perché segna la parte centrale del percorso e l’ingresso verso il Mugello.
Leggi anche: Dove dormire sulla Via Vandelli, tappa per tappa
La discesa verso San Piero e l’arrivo a Firenze
La discesa dal Passo della Futa verso San Piero a Sieve sembra più semplice, ma mette alla prova ginocchia e quadricipiti. L’ultima tappa, invece, può diventare lunga e mentalmente impegnativa, soprattutto nell’avvicinamento a Fiesole e Firenze, dove la voglia di arrivare fa spesso sottovalutare gli ultimi saliscendi.
Le tappe e il livello di impegno giornaliero
Non esiste una sola suddivisione obbligatoria. Le distanze cambiano in base al punto esatto di partenza e pernottamento, alle varianti e alla scelta di arrivare nel centro di Firenze oppure fermarsi prima. Questa è una traccia pratica delle cinque tappe classiche.
| Tappa | Distanza indicativa | Impegno | Caratteristiche |
|---|---|---|---|
| Bologna - Badolo o Sasso Marconi | 20-23 km | Medio | Uscita dalla città, prime salite e Monte Adone |
| Badolo - Madonna dei Fornelli | 27-30 km | Impegnativo | Tappa lunga, dislivelli ravvicinati e terreno variabile |
| Madonna dei Fornelli - Passo della Futa | 17-20 km | Medio | Boschi, tratti storici e salite regolari |
| Passo della Futa - San Piero a Sieve | 21-24 km | Medio | Discese lunghe e fondo talvolta sconnesso |
| San Piero a Sieve - Firenze | 28-32 km | Impegnativo | Tappa lunga, saliscendi finali e arrivo a Fiesole |
La proposta in cinque giorni funziona bene per escursionisti allenati. Per un’esperienza più equilibrata preferisco una divisione in 6 giorni, con almeno una delle due tappe lunghe spezzata. Il portale Visit Tuscany la definisce un itinerario di media difficoltà, ma questa valutazione va letta insieme alla lunghezza delle singole giornate.
Chi può percorrerla e come prepararsi
Un principiante può affrontarla, purché non parta completamente sedentario. Come riferimento pratico, prima della partenza riuscirei a camminare per 15-18 km in giornata, con 600-800 metri di salita, e ripetere l’uscita per due giorni consecutivi.
Per prepararsi bastano spesso 6-8 settimane di lavoro regolare. Inizierei con camminate di 8-10 km, aggiungendo ogni settimana qualche chilometro e una salita. Nelle ultime due settimane farei almeno un’uscita con lo zaino già carico, perché il peso cambia molto la percezione dello sforzo.
- Itinerario di 5 giorni: indicato a chi cammina già con regolarità e tollera giornate lunghe.
- Itinerario di 6 giorni: la soluzione più equilibrata per la maggior parte delle persone.
- Itinerario di 7 giorni: adatto a chi vuole procedere con calma, fare pause e visitare i paesi attraversati.
Chi soffre di problemi alle ginocchia dovrebbe considerare con attenzione le discese, non soltanto le salite. In questi casi i bastoncini da trekking fanno una differenza concreta, ma non sostituiscono una valutazione medica o una preparazione adeguata.
Equipaggiamento, meteo e errori da evitare
Per il fondo misto sceglierei scarpe da trekking già utilizzate, con suola scolpita e buona tenuta sul bagnato. Gli scarponi alti non sono sempre indispensabili, ma diventano utili con pioggia, fango o zaino pesante. Porterei almeno 1,5-2 litri d’acqua a persona, aumentando la scorta nelle giornate calde e controllando prima la disponibilità delle fontane.
- Zaino: 20-30 litri con trasferimento bagagli, 35-45 litri se si trasporta tutto.
- Abbigliamento: strati leggeri, guscio impermeabile e ricambio per la sera.
- Sicurezza: traccia offline, batteria esterna, kit per vesciche e numero di emergenza 112.
- Stagione: primavera e inizio autunno sono in genere i periodi più gestibili.
Il caldo estivo può rendere pesanti i tratti esposti e aumentare il consumo d’acqua. In inverno, invece, fango, ghiaccio, neve e giornate corte possono alzare il livello di difficoltà, oltre a ridurre i servizi aperti lungo il percorso.
L’errore più comune è comprimere le tappe per “finire prima”. Il secondo è partire con scarpe nuove. Io aggiungerei anche la prenotazione tardiva degli alloggi, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza, quando le strutture nei piccoli borghi hanno disponibilità limitata.
Come capire se questo cammino è adatto a te
La Via degli Dei è una buona scelta se cerchi un trekking di più giorni con storia, paesaggio e vita rurale, ma non vuoi affrontare difficoltà alpinistiche. Richiede gambe allenate, capacità di camminare anche con stanchezza e un minimo di autonomia nell’organizzazione.
Se oggi 20 km in collina ti sembrano già eccessivi, sceglierei 6 o 7 giorni e valuterei una tappa breve di recupero. Se invece sei abituato a camminare per 25 km e a superare dislivelli importanti, il percorso classico in 5 giorni è realistico, purché il meteo sia favorevole.
La difficoltà, in definitiva, è gestibile quando si rispettano ritmo, pause e condizioni del terreno. Il modo migliore per vivere questo itinerario non è dimostrare di poterlo correre, ma arrivare ogni sera abbastanza lucidi da apprezzare il borgo, la cena e il paesaggio che rendono speciale il cammino.