Quando si pensa a un cammino verso Roma, il primo equivoco da evitare è immaginare un’unica strada, sempre uguale e perfettamente tracciata. La denominazione strada romea indica infatti una rete storica di itinerari percorsi dai pellegrini, oggi riproposta attraverso cammini come la Romea Strata, la Romea Germanica e la Romea Nonantolana. Qui metto ordine tra i diversi percorsi e raccolgo indicazioni pratiche su distanze, tappe, difficoltà, ospitalità e periodo migliore per partire.
La mappa essenziale per orientarsi tra storia e cammino
- Via Romea è un nome storico riferito alle strade dirette verso Roma, non a un solo tracciato.
- La Romea Strata attraversa l’Europa centrale e il Nord Italia fino a Roma, con un itinerario complessivo di circa 4.044 km.
- La Romea Germanica collega idealmente Stade, in Germania, alla capitale e comprende 46 tappe italiane.
- La Romea Nonantolana offre un’esperienza più breve, di circa 208 km, tra Nonantola, l’Appennino e la Toscana.
- Per partire servono tracce aggiornate, prenotazioni anticipate e una preparazione adeguata ai dislivelli appenninici.

Che cosa indica davvero il nome Via Romea
Nel Medioevo venivano chiamati romei i pellegrini diretti a Roma. Per questo “Via Romea” era un termine generico, usato per descrivere percorsi diversi che conducevano alla città dei papi. Non esisteva una sola strada lastricata dall’Europa a Roma, ma un sistema di vie, valichi, guadi e ospitali che cambiava anche in base alla sicurezza, alle stagioni e alle condizioni politiche.
La rete aveva una funzione religiosa, ma non solo. Lungo gli stessi itinerari viaggiavano mercanti, soldati, pastori e messaggeri. Chiese, abbazie e piccoli ospizi nacquero spesso vicino ai punti di passaggio più importanti, creando quella cultura dell’accoglienza che ancora oggi dà carattere ai cammini italiani.
Un’altra distinzione è indispensabile. La strada statale 309 Romea, che corre tra Venezia e Ravenna, è una moderna arteria stradale e non coincide automaticamente con un percorso escursionistico. Il nome richiama la storia della viabilità verso Roma, ma chi vuole camminare deve affidarsi al tracciato ufficiale del cammino scelto.
Quale itinerario scegliere oggi
Il nome Romea riunisce percorsi con lunghezze e caratteristiche molto diverse. Io consiglio di scegliere prima il tipo di esperienza desiderata e solo dopo la regione da attraversare. Un fine settimana tra borghi e abbazie richiede un’organizzazione completamente diversa da un pellegrinaggio di diverse settimane.
| Percorso | Sviluppo e direzione | Per chi è adatto |
|---|---|---|
| Romea Strata | Circa 4.044 km dalla regione baltica e dall’Europa centrale fino a Roma, con diverse direttrici italiane | Chi cerca un grande itinerario europeo e vuole percorrerne anche solo un segmento |
| Romea Germanica | Da Stade a Roma, con 46 tappe nel tratto italiano | Chi desidera un cammino strutturato, con documentazione, tracce GPX e credenziale |
| Romea Nonantolana | Circa 208 km da Nonantola verso il Passo della Croce Arcana e Pistoia | Chi vuole alternare pianura, borghi emiliani e Appennino in una o due settimane |
| Romea Sanese | Collega Firenze e Siena, inserendosi nella rete storica delle vie verso Roma | Chi preferisce un percorso toscano tra colline, pievi e città d’arte |
Le distanze possono cambiare in base alle varianti e agli aggiornamenti del tracciato. La mia scelta personale, per iniziare senza trasformare il viaggio in una prova di resistenza, ricade spesso su un tratto di 4-7 giorni. È abbastanza lungo per entrare nel ritmo del cammino, ma lascia margine per fermarsi in un borgo o modificare una tappa.
Il tratto della Romea Nonantolana tra abbazie e Appennino
La Romea Nonantolana è una delle opzioni più leggibili per chi vuole comprendere il rapporto tra pellegrinaggio, agricoltura e insediamenti storici. Il percorso parte dall’Abbazia di Nonantola, attraversa l’area modenese e risale la valle del Panaro verso l’Appennino tosco-emiliano.
Esistono due direttrici principali. Il ramo occidentale passa da Modena, Castelvetro, Coscogno e Pavullo nel Frignano; quello orientale attraversa località come Spilamberto, Vignola, Samone e Montese. I due tracciati si ricongiungono in area appenninica, ma non sono intercambiabili in ogni punto, soprattutto per dislivello, servizi e disponibilità di alloggi.
Il passaggio da Fanano verso il Passo della Croce Arcana è uno dei momenti più impegnativi. In un tratto tra Fanano e Ospitale, per esempio, si affrontano circa 8 km con oltre 850 metri di salita. La distanza sembra breve, ma il dislivello cambia completamente il tempo necessario: non lo programmerei come una normale tappa di pianura.
Il valore di questo itinerario non sta soltanto nel collegamento con la Via Francigena. A Nonantola si incontra una grande testimonianza monastica, mentre tra il Panaro e la montagna compaiono pievi, ospitali, castelli e paesaggi rurali ancora riconoscibili. Per me è proprio questo il suo punto forte: il cammino non attraversa un fondale turistico, ma territori dove la storia è ancora legata alla vita quotidiana.
Come organizzare un pellegrinaggio senza sorprese
Calcolare le tappe con realismo
Per un escursionista allenato, una giornata di 18-25 km può essere una base ragionevole. In pianura si può camminare più a lungo, mentre sull’Appennino bisogna dare maggiore peso al dislivello, ai fondi sconnessi e alla presenza di tratti asfaltati.
Prima di fissare le prenotazioni controllo sempre tre elementi: il dislivello complessivo, i punti per rifornirsi d’acqua e la possibilità di interrompere la tappa con un trasporto pubblico. Una guida cartacea può aiutare a leggere il territorio, ma per la navigazione porterei anche le tracce GPX aggiornate sul telefono e una batteria esterna.
Scegliere il periodo giusto
La primavera e l’inizio dell’autunno sono generalmente i periodi più equilibrati. In estate la pianura può diventare molto calda e alcuni tratti offrono poca ombra; in montagna, invece, il tempo può cambiare rapidamente anche nella stessa giornata.
Per i valichi appenninici eviterei di partire senza aver verificato neve residua, fango e condizioni dei sentieri. Un itinerario storico non è automaticamente facile: alcuni tratti sono ottimi per il trekking, altri seguono strade locali o attraversano zone urbanizzate.
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Gestire ospitalità e credenziale
L’offerta varia molto da una tappa all’altra. Nei centri più noti si trovano alberghi, bed and breakfast e agriturismi; nei piccoli borghi la scelta può ridursi a poche strutture, talvolta distanti dal tracciato. Per questo prenoterei con anticipo soprattutto nei fine settimana, nei ponti e nei mesi di maggio, giugno e settembre.
La credenziale raccoglie timbri e date del percorso e può dare accesso alle strutture convenzionate. Sulla Romea Germanica, chi percorre almeno 250 km a piedi lungo il tratto previsto può richiedere il Testimonium a Roma. Le regole possono dipendere dal singolo cammino, quindi è prudente verificare sempre le condizioni aggiornate prima della partenza.
Che cosa portare e quali errori evitare
Non serve uno zaino da spedizione per affrontare un tratto della rete romea. Per un cammino di più giorni punterei su uno zaino da 30-40 litri, scarpe già collaudate, due cambi tecnici, guscio impermeabile, cappello, borraccia da almeno un litro e un piccolo kit per vesciche e dolori muscolari.
L’errore più comune è pianificare solo in base ai chilometri. Una tappa di 20 km con 700 metri di salita non ha lo stesso impegno di 20 km pianeggianti. Il secondo errore è dare per scontata l’apertura di bar e alimentari: nei borghi più piccoli i giorni e gli orari possono essere limitati.
- Scarpe nuove poco prima della partenza, una causa frequente di vesciche e rinunce.
- Bagaglio eccessivo, che pesa soprattutto sui tratti appenninici.
- Assenza di un piano B in caso di maltempo o chiusura temporanea del sentiero.
- Uso distratto dell’asfalto, perché alcuni raccordi richiedono attenzione al traffico.
- Prenotazioni non verificate, specialmente nelle località con pochi posti letto.
Io lascerei spazio anche all’imprevisto. Un’ora in più davanti a un’abbazia, una deviazione verso un caseificio o una sosta in agriturismo fanno parte del senso del cammino, purché non mettano a rischio l’arrivo prima di buio.
Il modo migliore per vivere questo antico itinerario
La Via Romea non va affrontata soltanto come una linea da completare. Il suo interesse nasce dall’incontro tra spiritualità, paesaggio rurale, borghi e tradizioni locali, con ritmi che cambiano passando dalla pianura ai valichi.
Per una prima esperienza sceglierei un segmento ben collegato, di massimo una settimana, con tappe tra 15 e 22 km e alloggi già confermati. Chi desidera un pellegrinaggio più lungo può unire più direttrici, ma dovrà controllare con attenzione raccordi, segnaletica e servizi.
La soddisfazione più grande, a mio avviso, non arriva dal numero di chilometri percorsi. Arriva quando il tracciato storico smette di essere una semplice mappa e diventa un modo concreto per conoscere l’Italia lenta, una comunità e un paesaggio alla volta.