Una giornata sulle Tofane può essere semplice da organizzare, ma in quota anche un itinerario breve richiede attenzione a fondo, meteo e dislivello. Il sentiero dei camosci più noto è il percorso CAI 405 sopra Piè Tofana, a Cortina d’Ampezzo, e offre un’escursione panoramica tra pareti dolomitiche, boschi e possibilità di avvistare la fauna alpina. Qui raccolgo percorso, tempi, difficoltà, periodo consigliato, attrezzatura e differenze tra le varie vie che in Italia portano lo stesso nome.
Le informazioni essenziali per organizzare l’escursione
- Località principale Cortina d’Ampezzo, nel gruppo delle Tofane.
- Itinerario breve circa 2,6 km e 1 ora usando l’impianto fino al Rifugio Duca d’Aosta.
- Dislivello intorno ai 426 metri, con quote comprese tra 1.669 e 2.095 metri.
- Versione completa a piedi circa 4-4,5 ore, classificata come escursionistica dal CAI.
- Periodo migliore estate e inizio autunno, dopo aver verificato neve, apertura degli impianti e condizioni del sentiero.

Dove si trova e quale percorso considerare
Quando si parla di questo itinerario, il riferimento più comune è la zona di Piè Tofana, a Cortina d’Ampezzo. Il tracciato si sviluppa ai piedi delle Tofane e utilizza i sentieri CAI 405 e 407, formando un anello panoramico adatto a chi vuole camminare in montagna senza affrontare una via ferrata.
Il punto di partenza è nei pressi della Baita Piè Tofana, raggiungibile in auto o con i collegamenti locali da Cortina. Da qui è possibile salire in seggiovia fino al Rifugio Duca d’Aosta, a circa 2.098 metri, e iniziare la parte più breve dell’escursione. La scelta dell’impianto riduce la fatica, ma non elimina i tratti su terreno montano.
Esistono però descrizioni differenti dello stesso giro. La scheda di Dolomiti Superski presenta un anello di circa 2,6 chilometri e un’ora di cammino, mentre l’itinerario completo effettuato partendo dal parcheggio e includendo la salita a piedi può richiedere oltre quattro ore. Prima di partire conviene quindi capire quale variante si sta seguendo, invece di affidarsi soltanto al nome del percorso.
Come si svolge l’anello tra Piè Tofana e il rifugio
La versione più panoramica parte dal Rifugio Duca d’Aosta. Il tracciato 405 attraversa a zigzag la parte alta del Canalone di Tofana, passando sotto le pareti dolomitiche e raggiungendo la zona della pista Forcella Rossa.
Il sentiero prosegue fino all’incrocio con il 407, che permette di rientrare verso Piè Tofana. Il fondo alterna terreno sassoso, tratti di bosco e passaggi più aperti. Non è un percorso da affrontare con scarpe da città, anche se la distanza contenuta può farlo sembrare più facile di quanto sia realmente.
La ricompensa è soprattutto paesaggistica. Le pareti delle Tofane cambiano colore durante la giornata e, nelle zone più tranquille, si possono osservare camosci e marmotte. L’avvistamento non è garantito e inseguire gli animali sarebbe un errore: è molto meglio fermarsi, mantenere le distanze e lasciare che sia la fauna a decidere se avvicinarsi.
Per chi parte interamente a piedi, il CAI propone una variante più lunga, con salita verso la base della parete sotto Ra Valles e rientro attraverso la strada forestale e il bosco. In questo caso il dislivello è di circa 400 metri e la durata indicativa arriva a 4-4,5 ore.
| Variante | Distanza e durata | Per chi è adatta |
|---|---|---|
| Con seggiovia fino al rifugio | Circa 2,6 km e 1 ora | Chi cerca una passeggiata panoramica breve |
| Anello completo a piedi | Circa 4-4,5 ore e 400-426 m di dislivello | Escursionisti con una preparazione di base |
| Prolungamenti verso altri sentieri delle Tofane | Variabile, anche oltre una giornata | Camminatori esperti con cartografia aggiornata |
Quanto è difficile e quale preparazione serve
La difficoltà dipende dalla variante. La versione breve viene indicata come facile, ma la salita e la quota richiedono comunque passo sicuro. La variante completa è invece più correttamente considerata di tipo E, escursionistico, perché presenta dislivello, fondo irregolare e condizioni che possono cambiare rapidamente.
Non servono tecniche alpinistiche né attrezzatura da ferrata sul giro base. Servono però equilibrio, capacità di camminare su sassi e una buona gestione del ritmo. Personalmente considero più importante la prudenza della velocità: in montagna un’ora dichiarata sulla scheda può diventare un’ora e mezza con terreno bagnato, pause fotografiche o persone poco allenate.
Chi soffre la quota dovrebbe procedere gradualmente. Il punto più alto supera i 2.000 metri e alcune persone avvertono stanchezza, fiato corto o mal di testa anche durante escursioni brevi. In caso di sintomi persistenti è sensato interrompere la camminata e scendere, senza trasformare una gita in una prova di resistenza.
Famiglie con bambini abituati a camminare possono valutare la variante corta, ma non la definirei un percorso da passeggino. Per bambini piccoli, persone con problemi alle ginocchia o escursionisti alla prima esperienza è preferibile scegliere la parte più semplice e tornare indietro prima che la fatica renda insicuri i passi.
Quando andare e cosa mettere nello zaino
Il periodo più pratico va da fine giugno a settembre, ma la data effettiva dipende dall’innevamento e dall’apertura degli impianti. A inizio stagione possono restare nevai nei canaloni e sui versanti ombreggiati, mentre in autunno le giornate più corte riducono il margine di sicurezza.
Prima della partenza controllo sempre il bollettino meteorologico, le webcam e lo stato dei sentieri. Un temporale sulle Tofane può rendere scivolose rocce e radici in pochi minuti; inoltre, se la seggiovia non è operativa, la durata cambia in modo significativo.
- Scarponcini o scarpe da trekking con suola scolpita e buona aderenza.
- Giacca impermeabile, anche nelle giornate di sole.
- Acqua, almeno 1-1,5 litri a persona per la variante a piedi.
- Protezione solare, cappello e occhiali, perché in quota l’esposizione è intensa.
- Telefono carico e traccia offline, senza considerare la copertura come garantita.
- Bastoncini utili soprattutto nella discesa e sui tratti sconnessi.
Non partirei contando soltanto su bar e rifugi. Gli orari possono variare e alcune strutture lavorano soprattutto nei mesi di maggiore affluenza. Uno spuntino nello zaino pesa poco e offre una sicurezza concreta, soprattutto se si viaggia con bambini.
Attenzione ai percorsi omonimi in altre regioni
Il nome non identifica un unico itinerario nazionale. Esistono percorsi con denominazioni simili in Valle Maira, Val Grande, Alto Adige e area dello Stelvio, con lunghezze e difficoltà molto diverse. Cercare soltanto il nome senza aggiungere località, provincia o numero del sentiero può portare a preparare l’escursione sbagliata.
In Alto Adige, per esempio, il sentiero attrezzato 560 dei Camosci fa parte di una tappa molto più lunga del Sentiero Italia CAI, con circa 16 chilometri, quasi cinque ore di percorrenza e un dislivello negativo superiore a 1.400 metri. Non ha quindi nulla a che vedere, per impegno, con la passeggiata breve sotto le Tofane.
Anche in Piemonte si trovano itinerari con questo nome legati a valloni, pascoli e ambienti carsici. Sono interessanti per chi cerca un’escursione meno celebre, ma richiedono una verifica autonoma di segnaletica, accessi e condizioni del fondo. La regola è semplice: prima di salvare una traccia GPX, controllare sempre regione, punto di partenza e numero CAI.
Il modo più piacevole per vivere le Tofane
Il giro dà il meglio nelle prime ore del mattino, quando la luce rende più leggibili le pareti e il sentiero è generalmente più tranquillo. Partire presto significa anche avere più tempo per gestire una deviazione, una pausa al rifugio o un cambiamento del meteo.
Io lo sceglierei per una giornata di trekking leggero abbinata alla scoperta di Cortina e delle sue tradizioni, non come unica meta di un viaggio alpino. Dopo la camminata, un pranzo in una baita o in un agriturismo della zona completa l’esperienza con sapori locali e permette di conoscere un territorio che non si esaurisce nei panorami più fotografati.
In sintesi, la variante breve è accessibile a molti, mentre quella interamente a piedi richiede una preparazione escursionistica reale. Con scarpe adatte, meteo verificato e un itinerario scelto con precisione, questo angolo delle Tofane offre una camminata compatta ma ricca, dove il paesaggio e il rispetto della montagna contano più della prestazione.