Davanti a una parete di ghiaccio che si specchia in un piccolo lago alpino, la Valmalenco sembra improvvisamente lontanissima dalla Lombardia. Il ghiacciaio Fellaria, nel gruppo del Bernina, offre però molto più di una bella fotografia: racconta il ritiro dei ghiacci e si raggiunge con un’escursione impegnativa ma accessibile a chi ha un buon allenamento. Qui raccolgo posizione, caratteristiche, itinerario, tempi e precauzioni utili per organizzare la visita.
Il modo migliore per vivere questo paesaggio d’alta quota
- Dove si trova: in alta Valmalenco, sopra il bacino di Alpe Gera, nel gruppo del Bernina.
- Accesso principale: da Campo Moro si raggiunge il Rifugio Bignami e poi il sentiero glaciologico Luigi Marson.
- Impegno richiesto: circa 5-6 ore per l’itinerario completo, con un dislivello tra 600 e 780 metri secondo la variante.
- Paesaggio: il ghiacciaio è diviso nelle vedrette Est e Ovest e alimenta un lago di contatto glaciale.
- Sicurezza: la fronte è instabile. Si osserva da lontano e non si cammina sul ghiaccio senza competenze e accompagnamento alpinistico.

Dove si trova e perché è così particolare
Il Fellaria si trova in alta Valmalenco, in provincia di Sondrio, sul versante italiano delle Alpi Retiche appartenenti al gruppo del Bernina. Il punto di accesso più noto è il bacino di Alpe Gera, sopra Campo Moro, nel territorio di Lanzada. Dal Rifugio Bignami il panorama si apre verso le alte vette e verso le lingue glaciali, che arrivano a quote superiori ai 3.000 metri.
Non si tratta di un’unica colata compatta. Il ghiacciaio è oggi diviso in Fellaria Orientale e Fellaria Occidentale, separate dal rilievo roccioso del Sasso Rosso. Questa divisione è il risultato del progressivo ritiro del ghiaccio, osservato con particolare evidenza dagli anni Novanta.
La parte orientale è la più spettacolare per chi percorre il sentiero escursionistico. Alla sua base si è formato un lago di contatto glaciale, alimentato dalle acque di fusione e spesso punteggiato da piccoli blocchi di ghiaccio. A me colpisce soprattutto il contrasto tra l’acqua scura, i detriti morenici e il bianco azzurrino della fronte: è un ambiente severo, non addomesticato, e proprio per questo molto più interessante di un semplice belvedere.
Che cosa racconta il ritiro del ghiaccio
Il paesaggio di Fellaria è una sorta di archivio naturale. Le morene, i laghetti e le superfici rocciose mostrano dove si trovava un tempo la fronte glaciale. Il sentiero glaciologico Luigi Marson accompagna l’escursionista attraverso diverse tappe didattiche, aiutandolo a leggere le trasformazioni del territorio senza bisogno di affrontare il ghiacciaio.
Secondo le informazioni storiche pubblicate da Sondrio e Valmalenco, la separazione tra i due rami risale agli anni Trenta del Novecento. La fronte occidentale ha perso la grande seraccata che scendeva verso quote più basse, mentre quella orientale ha perso la continuità con la parte superiore nel 2006.
Il dato più eloquente riguarda l’estensione complessiva. Intorno alla metà dell’Ottocento l’area glacializzata era stimata in circa 23 chilometri quadrati; le rilevazioni divulgative più recenti riportano una superficie vicina ai 9 chilometri quadrati. Non bisogna leggere questi numeri come una fotografia immutabile, perché i metodi di misurazione possono cambiare, ma la tendenza è chiara: il ghiacciaio si sta riducendo e il lago ai suoi piedi è una delle conseguenze più visibili.
Come arrivare al lago glaciale
Da Campo Moro al Rifugio Bignami
In auto si risale la Valmalenco seguendo le indicazioni per Campo Moro. La strada finale è stretta e presenta numerosi tornanti, quindi preferisco affrontarla con calma, soprattutto nei periodi affollati o con condizioni meteo variabili. Presso il bacino sono disponibili aree di parcheggio; le indicazioni turistiche del 2026 riportano per il parcheggio vicino alla diga una tariffa giornaliera di circa 6 euro, ma è prudente verificare sul posto eventuali aggiornamenti.
Dalla diga di Alpe Gera si segue il sentiero verso il Rifugio Bignami, posto a circa 2.400 metri di quota. La salita richiede generalmente da un’ora a un’ora e mezza, mentre la variante lungo l’altro lato del lago può allungare il percorso. Il rifugio è un punto utile per una pausa, per controllare le condizioni del tempo e per dividere l’escursione in due momenti.
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Dal rifugio al fronte orientale
Dal Bignami comincia il sentiero glaciologico Luigi Marson, riconoscibile anche dai segnavia azzurri e dai pannelli dedicati alla storia del ghiacciaio. Per raggiungere il lago glaciale si segue soprattutto il percorso C, che sale tra pascoli, torrenti, ponticelli e detriti morenici.
Il tratto conclusivo è più faticoso perché il terreno diventa sconnesso e roccioso. Le schede di In Lombardia indicano circa un’ora e mezza dal rifugio al lago, ma il tempo reale dipende da soste, passo e condizioni del fondo. Per l’andata e il ritorno da Campo Moro considero realistico mettere in conto una giornata intera, senza correre.
| Elemento | Indicazione pratica |
|---|---|
| Partenza | Campo Moro, area della diga di Alpe Gera |
| Punto intermedio | Rifugio Bignami, circa 2.400 m |
| Sentiero glaciologico | Luigi Marson, con tre varianti A, B e C |
| Durata complessiva | Circa 5-6 ore, escluse le pause più lunghe |
| Difficoltà | Escursionistica, con buon allenamento richiesto |
| Periodo consigliato | Estate e inizio autunno, dopo aver controllato meteo e accessibilità |
Attrezzatura, difficoltà e sicurezza
Il percorso non richiede normalmente ramponi o piccozza se si resta sul tracciato escursionistico e si cammina in condizioni estive stabili. Servono però scarponi con suola scolpita, abbigliamento a strati, giacca impermeabile, acqua, protezione solare e una lampada frontale se il rientro potrebbe avvenire tardi.
La quota cambia rapidamente la percezione dello sforzo. Anche in una giornata calda a valle, al lago possono esserci vento freddo, nebbia e temperature basse. Io non partirei senza controllare il bollettino meteorologico e senza avere una traccia affidabile offline, perché in prossimità del ghiacciaio la copertura telefonica può essere assente o discontinua.
La regola più importante riguarda la distanza dalla fronte. Non bisogna avvicinarsi al ghiaccio instabile, entrare in cavità, arrampicarsi sui blocchi o attraversare il lago. Crolli e cadute di seracchi possono verificarsi senza segnali evidenti, anche quando il cielo è sereno.
Un discorso diverso vale per le traversate alpinistiche dell’Alta Via della Valmalenco. I passaggi su ghiacciaio, come quelli verso il Passo Marinelli, richiedono esperienza, attrezzatura specifica e capacità di valutare crepacci e condizioni della neve. Per chi non ha una preparazione adeguata, la scelta responsabile è affidarsi a una guida alpina o restare sulle varianti escursionistiche.
Quando andare e come godersi davvero l’escursione
Il periodo più semplice va in genere dall’estate all’inizio dell’autunno, ma non esiste una data valida per ogni stagione. Neve residua, ghiaccio, frane, chiusure della strada e aperture del rifugio possono modificare completamente l’esperienza. Prima di partire conviene verificare meteo, condizioni del sentiero e disponibilità del Rifugio Bignami.
L’estate offre giornate più lunghe e un accesso generalmente più agevole. L’inizio dell’autunno, invece, regala il contrasto più bello tra i larici dorati, le rocce scure e il ghiaccio, ma porta con sé giornate brevi e maggiore variabilità atmosferica.
Per evitare la folla suggerisco di partire presto e di non concentrare tutto sul punto finale. Il percorso ha valore anche prima del lago, grazie al bacino di Gera, alle baite dell’Alpe Fellaria e ai pannelli che spiegano il ritiro glaciale. Fermarsi ad ascoltare i torrenti e osservare le morene rende l’escursione più ricca di una semplice corsa al panorama.
Il Rifugio Bignami è inoltre un buon punto per conoscere la dimensione rurale della valle. La presenza dell’alpeggio, delle baite e della cucina di montagna collega il grande paesaggio glaciale alle tradizioni locali, proprio quel rapporto tra ambiente, lavoro e comunità che spesso rende memorabile un soggiorno in agriturismo.
Un paesaggio da vedere senza consumarlo
Fellaria merita la visita perché unisce alta montagna, geologia e memoria del clima in un unico itinerario. La cosa più importante è accettare che il paesaggio sia in trasformazione: il lago crescerà, le fronti arretreranno e alcuni punti oggi familiari potranno cambiare rapidamente.
Per questo lo vivrei con rispetto, evitando rumore inutile, rifiuti e deviazioni sulle superfici instabili. Una fotografia scattata dalla distanza giusta conserva il ricordo molto meglio di un rischio preso per arrivare qualche metro più vicino al ghiaccio.