Un pranzo ad Arezzo può diventare un vero viaggio tra colline, boschi e tradizioni contadine, ma bisogna sapere cosa ordinare oltre ai soliti piatti toscani. In questa guida raccolgo le specialità più rappresentative della provincia, distinguendo primi, secondi, dolci e prodotti locali, con indicazioni pratiche per scegliere meglio in trattoria o in agriturismo.
La cucina aretina si riconosce nei sapori rustici e nelle ricette di territorio
- Primi da provare sono i tortelli di patate, le pappardelle all’aretina e i maccheroni con sughi di selvaggina.
- Secondi simbolo includono grifi all’aretina, fegatelli, scottiglia e carne di Chianina.
- Ricette povere come minestra di pane, acquacotta e pappa al pomodoro mostrano l’anima contadina della zona.
- Dolci tradizionali sono panina aretina, baldino, gattò, cantucci e Vin Santo.
- Per mangiare davvero locale, conviene scegliere piatti stagionali e fatti in casa.

Da dove nasce il carattere della cucina di Arezzo
La cucina aretina nasce dall’incontro tra le vallate della provincia, la tradizione toscana e alcune influenze umbre. Il risultato non è una cucina elaborata, ma una tavola fondata su pane toscano senza sale, pasta all’uovo, olio extravergine, legumi e carni locali.
La differenza la fanno spesso pochi ingredienti, trattati con pazienza. Un sugo di carne cotto lentamente, una sfoglia tirata a mano o un olio profumato possono trasformare una ricetta semplice in un piatto memorabile. È proprio questa semplicità, secondo me, il tratto più sincero della gastronomia aretina.
La provincia non ha un solo repertorio gastronomico uniforme. Il Casentino, la Valdichiana, il Valdarno e la Valtiberina conservano preparazioni diverse, legate alla disponibilità dei prodotti e alle abitudini delle comunità locali.
I primi piatti da ordinare almeno una volta
Tortelli di patate
I tortelli di patate sono tra le specialità più riconoscibili dell’area, soprattutto in Casentino. La pasta all’uovo racchiude un ripieno morbido di patate, spesso arricchito con rigatino, aglio, prezzemolo, rosmarino, noce moscata e formaggio.
Il condimento cambia secondo la trattoria. Burro e salvia esaltano il ripieno, mentre ragù, funghi o sughi di carne rendono il piatto più robusto. Io li sceglierei nella versione della casa, chiedendo quale salsa sia preparata quel giorno.
Pappardelle e maccheroni con i sughi di carne
Le pappardelle all’aretina vengono tradizionalmente servite con sugo d’anatra, soprattutto nei mesi freddi e durante le feste. Sono larghe, consistenti e adatte a raccogliere condimenti intensi, proprio come quelli di selvaggina o di coniglio.
In alcune zone i “maccheroni” indicano una pasta fresca più larga delle tagliatelle e più stretta delle pappardelle; in altre preparazioni possono avere forme ancora più rustiche. I condimenti più frequenti sono quelli di oca, anatra, coniglio e cinghiale. Non sceglierei questo primo in una giornata molto calda, perché è sostanzioso, ma in autunno è difficile trovare qualcosa di più adatto al paesaggio aretino.
Minestra di pane, pappa al pomodoro e acquacotta
Queste ricette raccontano la cucina di recupero, nata per non sprecare il pane raffermo e utilizzare le verdure dell’orto. La minestra di pane ricorda la ribollita e può contenere cavolo nero, verza, fagioli, patate, sedano, carote e cipolla.
La pappa al pomodoro, nella versione aretina, può prevedere la cipolla al posto dell’aglio. L’acquacotta è ancora più essenziale, con cipolla, pomodoro, brodo, uova e pane tostato. Sono piatti semplici, ma proprio per questo rivelano subito se la cucina parte da ingredienti buoni o da preparazioni industriali.
Secondi e piatti rustici della tradizione
Grifi all’aretina e pan co’ grifi
I grifi sono preparati con le parti magre e gelatinose del muso del vitello, oppure con le guance, cotte a lungo in umido con pomodoro, aromi e vino. La consistenza è tenera e ricca, molto diversa da quella di un normale spezzatino.
Quando vengono serviti dentro un panino prendono il nome di pan co’ grifi. È una specialità particolare, non adatta a chi cerca sapori delicati, ma rappresenta bene la cucina popolare aretina e il recupero di tagli che un tempo non potevano essere sprecati.
Fegatelli e coniglio in porchetta
I fegatelli sono bocconi di fegato di maiale avvolti nella rete suina e aromatizzati con alloro e finocchio selvatico. Possono essere cotti alla griglia o in padella; il loro gusto è deciso e leggermente ferroso, quindi non sono il piatto ideale per chi preferisce carni leggere.
Il coniglio in porchetta viene invece farcito o insaporito con pancetta, aglio, salvia, rosmarino e finocchio selvatico. La cottura al forno lo rende profumato, ma può asciugarlo se non viene seguito con attenzione. In una buona trattoria dovrebbe arrivare morbido, accompagnato da patate arrosto o verdure di stagione.
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Scottiglia e carne di Chianina
La scottiglia è una preparazione tipica del Casentino, simile a uno stufato di carni miste. Può riunire manzo, pollo, coniglio, faraona o altri animali da cortile, cotti lentamente con soffritto, vino, pomodoro e aromi, quindi serviti su pane toscano tostato.
La carne di Chianina appartiene invece alla tradizione della Valdichiana. Una bistecca ben scelta richiede pochi condimenti e una cottura precisa. Il mio consiglio è di chiedere sempre il peso del taglio e il prezzo al chilo prima dell’ordine, soprattutto quando la carta presenta la carne senza indicazioni dettagliate.
I prodotti locali che completano la tavola
| Prodotto | Come gustarlo | Perché è importante |
|---|---|---|
| Olio extravergine di oliva | Su pane tostato, zuppe e verdure | Porta nel piatto il profumo delle colline aretine |
| Patata rossa di Cetica | Nel ripieno dei tortelli o come contorno | È legata alla tradizione agricola del Casentino |
| Pane toscano | Con crostini, zuppe e sughi | La sua neutralità bilancia preparazioni saporite |
| Vini delle Terre di Arezzo | Con primi di carne e arrosti | Comprendono denominazioni come Chianti Colli Aretini, Cortona e Val d’Arno di Sopra |
I crostini neri sono un antipasto quasi obbligato. La crema di fegatini di pollo, capperi, acciughe e aromi viene spalmata sul pane tostato, spesso ammorbidito con il brodo. Il sapore è intenso e sapido, perciò la porzione dovrebbe essere piccola ma ben equilibrata.
Tra i prodotti da cercare ci sono anche salumi, pecorini, miele di castagno e farine locali. Non tutto ciò che viene definito “tipico” è però esclusivo di Arezzo: cantucci, Vin Santo e castagnaccio appartengono alla più ampia tradizione toscana, anche se nella provincia assumono varianti e abbinamenti propri.
Dolci aretini e specialità legate alle feste
La panina aretina è legata soprattutto alla Pasqua e può essere salata, con ciccioli, oppure dolce e speziata, con uvetta e pepe. La versione salata si accompagna bene alle uova sode, mentre quella dolce può arrivare in tavola insieme al cioccolato delle feste.
Il baldino è il nome locale del castagnaccio, preparato con farina di castagne, acqua, olio, pinoli e uvetta. In alcune ricette compaiono rosmarino, scorza d’arancia o semi di finocchio. Io lo preferisco con ricotta o miele di castagno, perché l’abbinamento attenua la nota amarognola della castagna.
Il gattò all’aretina è un dolce tradizionale della provincia, oggi più facile da trovare in pasticcerie, panetterie e feste paesane. Per chiudere il pasto si possono ordinare cantucci con Vin Santo, ricordando però che si tratta di un abbinamento toscano diffuso in molte province, non di una specialità esclusivamente aretina.
Come scegliere bene in trattoria o in agriturismo
Per assaggiare la cucina locale senza finire in un menu generico, guardo prima di tutto la presenza di pasta fatta in casa, piatti stagionali e carni del territorio. Una carta troppo lunga, con le stesse ricette disponibili tutto l’anno, merita qualche domanda in più.
- In autunno e inverno sceglierei pappardelle all’anatra, scottiglia, zuppe e tortelli con sughi di carne.
- In primavera punterei su verdure locali, coniglio, crostini e paste ripiene più delicate.
- Per un pasto leggero ordinerei minestra di pane, pappa al pomodoro o un tagliere con formaggi e salumi.
- Per un’esperienza più tradizionale chiederei quali piatti siano preparati dalla cucina e non semplicemente riscaldati.
Un errore frequente è cercare un’unica specialità capace di rappresentare tutta la provincia. Arezzo è fatta di vallate diverse, quindi il piatto più autentico può cambiare anche a pochi chilometri di distanza. In un agriturismo, inoltre, la scelta migliore spesso coincide con ciò che arriva dall’orto o dalla dispensa in quella stagione.
Un itinerario del gusto tra città e vallate aretine
Per conoscere davvero i sapori locali, partirei da un antipasto di crostini neri, continuerei con tortelli di patate o pasta al sugo d’anatra e sceglierei un secondo solo se la fame lo consente. In alternativa, un tagliere di salumi, pecorini e pane toscano permette di assaggiare più prodotti senza appesantire troppo il pasto.
La città offre una prima introduzione alla cucina aretina, mentre Casentino e Valdichiana aiutano a capire il legame tra ricette, allevamento e agricoltura. La mia scelta finale sarebbe un pranzo lento in agriturismo, con olio nuovo, pasta tirata a mano e un dolce della tradizione: è lì che questi piatti smettono di essere semplici specialità e diventano parte del paesaggio.